giovedì 3 aprile 2014

Andria, lo scandalo rifiuti e i silenzi su arresti e tangenti: il dovere di ricordare




Quattro mesi fa lo scandalo dei rifiuti ad Andria e gli arresti dell'operazione Clean City. Oggi non se ne parla più. Davvero parole come “tangenti”, “ecomafia”, “camorra” e “corruzione” non fanno il minimo rumore?

Non è cambiato niente

Le facce, i silenzi e le ambiguità sono le stesse di quattro mesi fa. Nelle strade il caos. Ricordiamo ancora la protesta dei forconi. Iniziò il nove dicembre e per tre giorni Andria divenne facile preda di illegalità e disagi al punto da diventare esempio nazionale.

Le immagini delle nostre strade assediate dalla degenerazione di una protesta sulla carta pacifica hanno aperto i telegiornali nazionali trovando ampio spazio sulla stampa di tutta Italia.

Anche di questo oggi non si parla più.

Come del blitz del 12 dicembre e dell’arresto dell’ex-assessore Francesco Lotito (Pdl), finito tra quelle 26 persone fermate in tutta la penisola dalla Guardia di Finanza lombarda. L’hanno chiamata “operazione Clean city”, città pulita. Per alcuni, come il Corriere della Sera, è la “Tangentopoli dei rifiuti”.

È forse per la confusione generale di quei giorni che è caduta subito nel dimenticatoio la notizia di un politico finito in manette e in isolamento perché accusato di avere intascato tangenti e pilotato assunzioni per il servizio di igiene urbana della città.

L'impresa Sangalli

Vale la pena ricordare che nello scandalo è coinvolta anche l’impresa della famiglia Sangalli, già nota alle cronache per altre due tangentopoli: quella dei cimiteri, prescritta, e quella più nota del 1992.

All’epoca al patron Giancarlo vennero contestati 20 milioni di lire cuciti nella federa di un materasso destinati, secondo l’accusa, ad un politico. Lui si difese ringraziando gli inquirenti per averglieli fatti ritrovare. La faccenda si chiuse con un nulla di fatto, Sangalli venne sfiorato dal più grande scandalo europeo di corruzione.

Questa è solo una parte della storia dell’azienda Sangalli i cui legami con la nostra città si sono stretti con l’aggiudicazione dell’appalto da 90 milioni dopo una gara vinta da unica partecipante con un ribasso risibile dello 0,42% che l’ha portata da settembre 2012 a gestire ancora oggi il servizio di igiene urbana di Andria e Canosa.

L'ombra della mafia

Per comprendere meglio la gravità della vicenda nazionale e dei silenzi locali basta pensare che nella rete dell’operazione Clean city oltre a politici e funzionari è finito Giuseppe Esposito, detto Peppe o’ Curt.

Si tratta del presunto boss della Camorra napoletana da poco condannato a 14 anni e mezzo di reclusione per associazione a delinquere.

Alle ombre dell’ecomafia, della corruzione e della malapolitica si è aggiunta anche quella della camorra.

Insert Coin

È nella complessità del contesto che abbiamo provato a delineare finora che si collocano le accuse rivolte a Lotito che vanno dalla corruzione, alla turbativa d'asta. Già poche ore dopo l’arresto i finanzieri dichiararono di averlo filmato a Roma mentre intascava una tranche di una presunta maxi-tangente da un milione di euro da un funzionario della Sangalli.

È l’episodio della busta della Coin, forse l’unico rimasto nella memoria locale dell’intera vicenda. Lotito è anche accusato di aver permesso alla Sangalli di aggiudicarsi il servizio di igiene urbana di Andria e Canosa grazie ad un bando di gara costruito su misura per un’impresa all’epoca già indagata per altri presunti appalti irregolari. I fatti che sono accaduti in seguito non sono stati meno importanti.

Una volta partiti gli interrogatori il sindaco di Andria Nicola Giorgino (Pdl) ha accettato le dimissioni, che non aveva richiesto, di Lotito sostituendolo con il parlamentare Benedetto Fucci (Pdl).

In seguito alla melodrammatica fase di “verifica politica della maggioranza” conclusa con la riconferma di tutti i membri della giunta Giorgino, un mese fa Lotito ha ricevuto un altro mandato d’arresto, stavolta dalla procura di Trani che già da giugno 2012 ha aperto un’indagine su di lui e sul sindaco Giorgino per il quale è stata richiesta l’archiviazione.

Il secondo arresto

I nuovi fatti contestati risalgono al 2011 e tirano in ballo un’altra azienda, la Aimeri, cioè l’impresa a cui è subentrata la Sangalli. L’accusa è la stessa: presunta turbativa d’asta, l’ennesima. Pochi giorni dopo gli uffici dell’assessorato all’Ambiente di via Potenza sono stati saccheggiati da ignoti che avrebbero messo a soqquadro i locali, forzato cassetti e sottratto documenti.

La chiusura delle indagini dell’operazione Clean City ha fatto poi salire a trenta il numero dei capi d’imputazione a carico di tre indagati. Di questi solo Lotito è ancora in carcere in isolamento. Agli altri sono stati concessi gli arresti domiciliari in cambio della collaborazione con le autorità. Si è arrivati così agli inizi di Marzo quando la difesa della famiglia Sangalli ha avanzato una richiesta di patteggiamento di cui al momento non sappiamo ancora molto. Finora i fatti.

Le nostre domande

A questo punto non possiamo non ricordare che finora Lotito non ha ricevuto alcuna sentenza di condanna e che non è nostro obiettivo formulare facili guidizi. Lo scopo della nostra piccola analisi non è quindi nel puntare il dito contro l’assessore, il sindaco, questo o quel politico.

Piuttosto ci chiediamo com’è possibile che l’intera vicenda abbia ancora oggi nei dibattiti pubblici uno spazio pressoché nullo se parametrato alla gravità dei fatti.

Non se ne parla più. La politica ha preso tempo. I sedicenti tutori locali della legalità sembrano aver dimenticato il motivo della loro esistenza. L’opinione pubblica ha smesso di indignarsi. Non ci chiediamo il perché dei silenzi e dei ritardi della maggior parte delle forze politiche andriesi.

La vera domanda è come mai i 100mila abitanti di questa città non hanno sentito il bisogno di organizzarsi autonomamente, senza simboli e bandiere, per pretendere risposte a chi di dovere e rimuovere le pericolose ombre d’illegalità che da mesi otturano il vivere comune.

Davvero parole come “tangenti”, “ecomafia”, “camorra” e “corruzione” non fanno il minimo rumore? È questo il tipo di comunità in cui vogliamo vivere? Una comunità capace solo di sopportare senza reagire? Senza mostrare dissenso? Davvero abbiamo dimenticato il dovere di indignarci?

È da qui che vogliamo partire, da questi interrogativi. Per fare del dubbio una risorsa, uno stimolo alla ricerca della verità. Per fare in modo che non cali l’attenzione sui gravissimi fatti (anche non citati) che coinvolgono la nostra città. Per tenere vivi nella nostra comunità e nell’opinione pubblica il dovere di non dimenticare, di non ignorare e di non girare lo sguardo.

Perché, ce l’ha insegnato la storia, è l’ignavia l’habitat naturale di ogni forma di mafia e spesso è alimentata anche dall’assenza colpevole di chi di dovere, sia nell’informare i cittadini che nell’agire a tutela dei cittadini.

Per questo motivo abbiamo deciso di non abbassare la guardia e porre in atto una serie di iniziative che coinvolgano maggior numero possibile di persone. Lo faremo coi nostri mezzi sapendo che già dalla pubblicazione di questo testo avremo contro tutto e tutti. Ma lo faremo.

Chiunque sia interessato a contribuire a colmare il vuoto culturale di legalità che si è diffuso nella città di Andria è il benvenuto.


Nessun commento:

Posta un commento